Centeno (Viterbo)

Scarica la locandina dell’edizione 2014 QUI

NOME: Teatro di Paglia a L’Ocanda
LOCALITA’: Centeno (Viterbo)
PRIMA EDIZIONE: 2012
EDIZIONI A OGGI: 3
COINCIDENZA SCENICA: NO
AMBIENTE: rurale
CONTATTI: Piero e Antonella, tel 338 9315565 – ottusipiero@gmail.com

centeno 2012

La mietitura ha sempre rappresentato nelle civiltà rurali un momento di festa a raccolto delle fatiche. Niente di meglio pensare a delle serate di divertimento e spettacolo in un campo di grano appena tagliato, dove, proprio di fronte a l’agriturismo L’Ocanda in località Centeno in provincia di Viterbo, si tiene il teatro di paglia che vedete nella foto.
Il Teatro di paglia di Centeno vuole essere una rassegna di teatro comico, musica popolare, letture e racconti. Per un gioco di parole non proprio casuale, ai confini del campo corre il fiume Paglia! Attorno a questo fiume e la sua rivalutazione esistono dei progetti. Sarebbe bello che siano le persone stesse che hanno fatto nascere queste attenzioni ambientali a parlarcene durante quelle sere.

IL TEATRO DI PAGLIA DI CENTENO

Vi raccontiamo la nostra prima esperienza del 2012

centeno 2012E’ andata così, che si è fatta, la festa, in un posto a cui abbiamo chiesto permesso di entrare in punta di piedi, ma senza promessa di mantenere lo zitto per tutta la sera.
Questo campo di grano appena mietuto ha sorriso  e ci ha accolti. Regalata la paglia rimasta a sederci di comodo. Invitati a  restare per tutta la notte.
Al racconto di Hanna e di Claudio si sono affacciati dei passeri che solitamente a quell’ora sono a dormire.
Hanna e Claudio  narravano di  lavoro e  rispetto dell’uomo verso la terra. I passeri attenti. Distanti.
Carla diceva ridendo di suo del  cosa sarebbe accaduto a seguire a  serata. La lepre a lontano. Con orecchie lunghe e pronte. Passi cauti verso l’uomo che narra. Timorosa e curiosa.
Giovanna, a raccontare di terra e di luna e speranza. Rane zittite dal silenzio del nostro senza parlare . E ascoltare.
centeno 2012Sista e Camilla ci dissero  di olivo legato di  fisso e  di forte alla terra. Se ne sentiva il profumo di foglia, di frutto. E ancora lavoro e rispetto. Grilli fermi, immobili, anche loro in paura di poter disturbare. Cicale attente a non muovere aria. A non dare d’impiccio.
E poi Laura con  Jimmy e  le loro creature volanti nel nulla. Poesia all’interno di dentro della    poesia.  
A spiegare quanto poco ci vuole per lasciarci condurre dall’acqua. Dal vento.
Arrivarono zitti e si tennero a debita distanza i gabbiani che di solito fanno baccano e  dormono giù al fiume. Ma sentirono richiamo. Sentirono tutto.
Quando Andrea mise piede alla scena, arrivò quatta quatta da dietro la volpe, che riconobbe, parole e intenzioni dell’uomo. Arrivò la biscia lenta o veloce, alla bisogna.
E al suono vibrante della fisarmonica del  Dante, con passi furtivi venne il cinghiale.  Molti passi da noi. Mantice riconosciuto e polmoni con voglia di starcene  a tempo. Dietro  lui il volo del falco. Quasi a spalla.
Il vento fece la zitta e  così si fermò anche il fiume che di Paglia fa nome.  Aveva capito che la festa di paglia era in qualche maniera  in suo onore.
Davide, Alberto e Giulio, con le loro chitarre, a finire di stanco, non se ne accorsero. Ma alle spalle, io ho  visto.
C’era festa nel campo . E c’erano tutti. Il vento a cantare.
Dietro di noi.

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