La poesia in un filo di paglia

Oggi ho ritrovato un vecchio numero del Folio di Rendola, il periodico dell’agriturismo Rendola Riding, dove racconto la mia prima esperienza col teatro di paglia nell’estate del 2003. E’ stata un’emozione forte, che mi spinge a farvi il seguente invito: anche se lì per lì si è concentrati su altro, documentate la vostra esperienza con il teatro di paglia, e non solo con le fotografie ma raccogliendo nei giorni e nelle settimane che seguono la vostra esperienza, i vostri pensieri e le vostre emozioni. Ve ne sarete grati quando passano gli anni, quando potrete fare altri partecipi di quello che avete vissuto. Anche questa, dopotutto, è storia.

Nicholas

Vi riporto parte dell’articolo di apertura del numero 90 del Folio di Rendola, estate 2003.

Le idee, ci spiega lo scrittore inglese Terry Pratchett, hanno una natura simile alle meteoriti: precipitano da un cielo metaforico fino a schiantarsi su qualsiasi cosa si trovi sotto di loro, creando crateri più o meno profondi nella realtà di tutti i giorni.
Immagino però che il più delle volte le idee piombino su oggetti inanimati come una roccia o una duna di sabbia, che se ne fregano di costruire, per esempio, un motore perpetuo o di trovare una strategia vincente per portare a termine tutti i conflitti mondiali nel giro di 48 ore.
A volte può capitare che una rana si trovi a contemplare la pioggia quando, invece che l’ennesima goccia, a pioverle addosso è la risposta alla domanda “perché siamo qui?”. Presa da un’improvviso spirito di solidarietà, essa vorrà subito andarlo a dire a l’unico essere vivente che non l’ha ancora capito, per finire spappolata dagli effetti di un’altra idea, che sarebbe stato meglio per tutti se fosse caduta su una rana.
Mi ha colpito (è proprio il caso di dirlo) la similitudine di Pratchett, perché anch’io sento le idee come qualcosa che improvvisamente ti ritrovi nella mente. Il più delle volte siamo noi a essere inadeguati, spesso molto di più di una roccia, che almeno sa aspettare. Tuttavia, ogni tanto capita qualcosa che possiamo in un modo o nell’altro mettere in atto. Questa estate, un paio di frammenti celesti sono toccati anche a me. […]
Il problema delle idee è che sono come dei percorsi in un bosco intricato, a volte al di fuori di sentieri già tracciati. Magari ci si imbatte in sentieri già percorsi ma ricoperti da rovi, oppure disseminati di trappole; a volte ci possiamo trovare per caso in radure sconosciute…
E’ in una radura come questa che mi sono imbattuto questa estate, una radura a qualche chilometro da Rendola, dove un gigante con la barba rossa e bianca e lo sguardo gentile ha creato un […] teatro di pietre e terra, una favola dove ho potuto vivere favole.
Qualche settimana prima avevamo preso diversi camion di fieno, creando una prolunga che usciva dal fienile e che si sarebbe coperta il giorno dopo. Ecco […] una piccola meteorite: ho spostato qualche pressa, creando una scaletta e una fila di posti a sedere. La sera stessa, ci siamo visti un film a due metri da terra, sotto le stelle…
Il cinema sul fieno ha incontrato l’archetipa forma semicircolare del teatro nel bosco, e cos’è nato?
“Sergio, voglio costruire un teatro di paglia”.
“I’cché?!!!”
Con tutto il lavoro che c’era da fare d’estate mi sono messo pure a chiedere altri due carichi di paglia. Ma il teatro, pressa dopo pressa, è diventato una realtà.
Sarei stato a guardarlo per ore. Era un esperimento, non avevamo niente da rappresentarci, non sapevo se i miei calcoli sulla stabilità erano astratti come il mio stile. Una volta tirare le corde da una pressa all’altra, invece, reggeva anche l’entusiasmo giovanile. Allora abbiamo improvvisato.
Una sera abbiamo visto Spirit, un film d’animazione sui cavalli. Televisione presa e messa là, su un tavolino. Amplificatore del basso di Manuel. Ho invitato tutti i bambini del paese, e sono venuti quasi tutti, accompagnati dai genitori. Un’altra sera il gruppo di ragazzi ha creato uno spettacolo tutto loro e riservato a noi: splendida spontaneità, con la magica regia di Alice.
Qualche giorno dopo, l’ultima rappresentazione, con tanti invitati e volantini, diversi contributi, tutti messi in piedi al momento o al massimo il giorno prima. Si intitolava “Attenzione bambini che giocano – serata di musica e libera espressione”. Il titolo ispirato dalla scritta che c’è sulla casa giù alla curva, forse l’avete notata anche voi. Una volta dietro l’angolo c’era sempre una coperta piena di giocattoli, e i bambini che giocavano. Ora ci sono le nostre macchine. Volevamo mettere nuovamente giù la coperta, da un’altra parte. E coprirla di giocattoli. E giocare. Che bel verbo, così leggero…
C’era Davide che suonava la fisarmonica, io e Pietro con l’antico duello in versi, una danza di parole e musica tessuta da due elfi, e infine Carmelo, Barbalbero, il vento della sua grande anima che vibrava all’interno del suo tronco rilucente, uno scoiattolo e un gufo a scandire il ritmo sui rami di quell’amicizia semplice, fatta di note.
Il mio sogno si è avverato, il piccolo teatro pieno di gente, la luce sugli olivi, un teatro di paglia, fatto di steli di grano, teatro come pane quotidiano, come espressione di vita.
Una piccola meteorite, color dell’oro.

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